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Inflazione USA ed Europa: la divergenza guidata dall'energia
Redazione Riva Capital ·
Il calo dell'indice PCE negli Stati Uniti frena le attese sui tassi della Fed, mentre in Germania l'aumento dell'inflazione al 3,3% riaccende le tensioni energetiche europee.
In sintesi - L'indice PCE di agosto negli Stati Uniti è sceso al 3,4% su base annua, con la componente di fondo (core) al 3,0%, riducendo l'urgenza di un rialzo immediato dei tassi da parte della Federal Reserve. - L'inflazione preliminare di settembre in Germania ha registrato un'accelerazione al 3,3% su base annua, spinta da un picco dei costi energetici legato al rialzo del petrolio e del gas. - La stabilità dell'inflazione di fondo tedesca al 2,4% indica che le pressioni sottostanti restano contenute, lasciando la Banca Centrale Europea di fronte a un dilemma di natura prevalentemente energetica e geopolitica. - I mercati azionari europei chiudono in flessione mentre i rendimenti obbligazionari riflettono il persistente clima di incertezza macroeconomica.
USA: l'indice PCE sorprende al ribasso e allenta la presa della Fed I dati relativi al mese di agosto forniti dal Bureau of Economic Analysis (BEA) hanno evidenziato un quadro d'inflazione negli Stati Uniti più moderato rispetto alle previsioni della vigilia. L'indice dei prezzi dei consumi personali (PCE), la misura di inflazione maggiormente monitorata dalla Federal Reserve per definire l'orientamento della politica monetaria, è attestato al 3,4% su base annuale, rimanendo al di sotto del 3,7% stimato dai mercati. Allo stesso modo, l'indice PCE core — che esclude la volatilità delle componenti alimentari ed energetiche — è sceso al 3,0% su base annua, contro il 3,3% atteso dagli analisti.
A contribuire a questa revisione al ribasso hanno concorso anche gli aggiornamenti metodologici applicati dal BEA al calcolo di alcune componenti dei servizi. Tuttavia, la spesa reale delle famiglie americane ha mostrato una notevole resilienza, registrando una crescita mensile dello 0,6%, sostenuta dai consumi di beni e servizi. La combinazione di una spesa per i consumi solida e di un'inflazione di fondo moderata ha spinto gli operatori a ridimensionare le scommesse su una stretta monetaria da parte della Federal Reserve nel meeting di ottobre. Diversi analisti ritengono che la banca centrale statunitense possa ora concedersi una pausa per valutare l'impatto dei dati futuri, posticipando eventuali interventi sui tassi al mese di dicembre.
Germania ed Europa: il conto del gas e del petrolio torna a salire Sul fronte europeo, il panorama macroeconomico si presenta marcatamente differente. Secondo la stima preliminare diffusa dall'Ufficio Federale di Statistica tedesco Destatis, l'indice dei prezzi al consumo (CPI) in Germania è salito al 3,3% su base annua nel mese di settembre, rispetto al 2,9% registrato ad agosto. Si tratta del valore più alto rilevato dalla fine del 2023, leggermente superiore al 3,2% previsto dal consenso degli economisti.
Il motore primario di questa riaccelerazione è rappresentato dal comparto energetico, dove i prezzi sono aumentati del 14,9% su base annua. La combinazione tra i rialzi del greggio sui mercati internazionali — con il barile di Brent scambiato a ridosso dei 100 dollari — e la fiammata dei futures sul gas naturale al benchmark TTF di Amsterdam, arrivati a toccare i 71,85 euro al megawattora con un incremento giornaliero del 3,4%, ha trasferito un'immediata pressione sui prezzi al dettaglio. Va tuttavia evidenziato come l'inflazione core tedesca sia rimasta stabile al 2,4% per il terzo mese consecutivo. Questo dettaglio suggerisce che la spinta inflazionistica non stia derivando da una spirale salari-prezzi diffusa, bensì da uno shock d'offerta concentrato sull'energia.
Il dilemma delle banche centrali tra Washington e Francoforte I dati arrivati dalle due sponde dell'Atlantico rimarcano un quadro d'azione divergente per i due principali istituti di emissione. Negli Stati Uniti, i commenti cauti dei membri del Federal Open Market Committee, unitamente ai dati PCE, suggeriscono che la Fed possa gestire la traiettoria dei tassi senza dover forzare la mano in tempi brevi.
Al contrario, la Banca Centrale Europea si trova a gestire una congiuntura assai più complessa. Da un lato, il balzo dei prezzi dell'energia rischia di ritardare il rientro definitivo dell'inflazione complessiva verso l'obiettivo del 2%. Dall'altro, la crescita economica dell'Eurozona appare vulnerabile e frammentata. A complicare lo scenario intervengono anche i rischi fiscali: la presidente della BCE Christine Lagarde ha richiamato l'attenzione sulla situazione del debito pubblico francese, definito serio attorno al 120% del PIL in assenza di un piano credibile di rientro. Contestualmente, la consigliera Isabel Schnabel ha ricordato come l'aumento dei rendimenti sui titoli di Stato e sui costi di finanziamento possa contribuire a raffreddare la domanda e mitigare i rischi inflazionistici, sebbene con impatti asimmetrici tra i vari Paesi membri.
Reazione dei mercati: azionario cauto e tensioni sui bond Gli investitori hanno reagito con prudenza a questa sovrapposizione di segnali. Nelle borse europee la seduta del 30 settembre si è chiusa all'insegna dei ribassi, zavorrata dalle preoccupazioni per i margini aziendali a fronte dell'aumento dei costi energetici. Il listino di Milano ha terminato le contrattazioni in calo dello 0,8%, allineandosi alle perdite di Parigi (-0,77%) e Francoforte (-0,59%).
Sul mercato obbligazionario, lo spread tra il BTP decennale italiano e il Bund tedesco si è posizionato a 102,9 punti base, con il rendimento del titolo di Stato italiano al 4,61% e quello del Bund al 3,58%. Sul fronte dei cambi, il tasso EUR/USD si è stabilizzato attorno a quota 1,136, trovando un temporaneo supporto nell'allentamento delle aspettative di un rialzo della Fed a ottobre, nonostante le incertezze fiscali europee continuino a limitare le spinte rialziste dell'euro.
Cosa significa per chi investe Le dinamiche in atto delineano un contesto macroeconomico in cui il fattore energetico e la divergenza delle politiche monetarie ritornano a guidare l'assegnazione del capitale sui mercati internazionali.
Per gli investitori e per l'analisi delle tendenze di mercato, emergono alcune implicazioni generali: - Esposizione al settore energetico: L'aumento dei costi del gas e del petrolio tende a favorire i produttori e le società del comparto energy, ma penalizza i settori manifatturieri e ad alta intensità energetica, con possibili revisioni al ribasso delle stime di utile nell'Eurozona. - Rischio di cambio e tassi di interesse: La differente velocità tra Fed e BCE sulla gestione della politica monetaria può generare volatilità sulle coppie valutarie principali, in particolare su EUR/USD e GBP/USD, influenzando i rendimenti dei portafogli esposti a valute estere. - Durata e rischio di credito sulle obbligazioni: La persistenza dell'inflazione headline in Europa suggerisce un approccio cauto sulla durata dei titoli governativi dell'Eurozona, mentre i differenziali di rendimento sovrani rifletteranno con maggior rigore la sostenibilità dei conti pubblici nazionali.
In regimi macroeconomici caratterizzati da shock di offerta e divergenze tra banche centrali, la comprensione delle variabili fondamentali risulta cruciale per valutare l'asset allocation. Per approfondire come analizzare la ciclicità dei contesti di mercato e strutturare portafogli coerenti con questi scenari, è possibile consultare le strategie Riva Capital.
Fonti
- ANSA Economia: L'inflazione Usa in agosto al 3,4%, sotto le attese
- ANSA Economia: L'inflazione sale in Germania al 3,3% a settembre, massimi dal 2023
- FXStreet — news: Germany annual CPI inflation rises to 3.3% in September
- FXStreet — news: ECB’s Lagarde warns France needs a credible path to rein in debt
- koreatimes.co.kr
- fxstreet.com
- morningstar.com
- sedaily.com
Articolo a scopo informativo: non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all'investimento.